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Posizioni migliori durante il travaglio: quali favoriscono comfort e progresso del parto

📅 27 Agosto 2026✍️ di Ettore Govoni⏱️ 5 min di lettura

Chi partorisce, cosa può fare per sentirsi meglio e accelerare il percorso, quando provarci e dove applicarlo – a casa nelle prime ore o in ospedale – e perché è utile: negli ultimi mesi, con il ritorno a una maggiore libertà di movimento in molte sale parto, le posizioni durante il travaglio sono tornate al centro dell’attenzione. La postura non è un dettaglio: incide sul dolore, sulla discesa del bambino e sul benessere di tutta la famiglia.

Da nonno e cronista, seguendo da vicino la maternità di mia figlia, ho visto come piccoli aggiustamenti – un cuscino in più, una spalla su cui appoggiarsi, un giro di stanza tra una contrazione e l’altra – possano cambiare il clima emotivo e il progresso del travaglio. Ecco ciò che dicono le evidenze e l’esperienza clinica.

Perché la postura conta: fisiologia e gravità

Le posizioni che favoriscono verticalità e mobilità sfruttano la gravità, allineano il bacino e migliorano l’ossigenazione materna. Il risultato può essere una pressione fetale più efficace sulla cervice e una dilatazione più regolare. Le linee guida della Organizzazione mondiale della sanità sottolineano che muoversi liberamente, se non ci sono controindicazioni, aumenta comfort e soddisfazione, senza peggiorare gli esiti.

Un bacino libero di oscillare consente ai diametri pelvici di adattarsi. Gambe raccolte lateralmente o ginocchia divaricate aprono lo stretto inferiore; postura laterale riduce la compressione della vena cava; a carponi allevia la lombalgia e può aiutare se il bambino è in posizione posteriore. Piccoli vantaggi cumulativi che, nelle ore, fanno la differenza.

Fase di dilatazione: posizioni dinamiche che aiutano a “ingranare”

Nella fase iniziale e in quella attiva, l’obiettivo è trovare un ritmo tra contrazioni e riposo. Alternare è la parola d’ordine.

  • In piedi, con appoggio: schiena al muro o abbraccio al partner. La gravità aiuta la discesa e il contatto umano regola il respiro.
  • Camminare e dondolare il bacino: movimenti lenti a otto o circolari, mani su un tavolo o testata del letto. Favoriscono l’allineamento del feto.
  • Palla da parto: sedute con ginocchia divaricate, micro-rimbalzi e oscillazioni. Utile per mobilizzare il sacro e scaricare la schiena.
  • A carponi: mani e ginocchia a terra o sul letto, con cuscini. Riduce il dolore lombare; tra una contrazione e l’altra si possono fare leggeri “cat-camel”.
  • Laterale sinistra (o alternando i lati): cuscino tra le ginocchia, un altro dietro la schiena. Rilassa il pavimento pelvico e migliora il flusso sanguigno.

«La strategia migliore è cambiare posizione ogni 30-40 minuti, o quando il corpo lo chiede», spiega un’ostetrica di un grande ospedale metropolitano. «Se il dolore aumenta senza progressi, una variazione – spesso da supina a laterale o verticale – sblocca l’impasse».

Transizione e spinta: quando aprire il bacino e assecondare la discesa

Nella fase di transizione, le contrazioni sono intense. Qui molte persone trovano sollievo in ginocchio, appoggiate alla testata rialzata, oppure sedute capovolte su una sedia con la pancia sullo schienale. L’obiettivo è lasciare che il bacino “respiri”.

  • Accovacciata assistita: sostenuta dal partner o con un supporto; aumenta i diametri pelvici e può accelerare la fase espulsiva. Da alternare a momenti di riposo.
  • Sgabello da parto: favorisce un angolo aperto tra tronco e cosce; utile con assistenza ostetrica per proteggere il perineo.
  • In ginocchio con busto in avanti: sul letto o al bordo, cuscini sotto le ginocchia; ottima per chi avverte pressione posteriore.
  • Laterale con gamba alta (uso del “peanut ball” se disponibile): una gamba sul cuscino a forma di arachide apre lo stretto inferiore e facilita la rotazione fetale.
  • Seduta semieretta: schiena sostenuta a 45-60 gradi; compromesso utile se servono monitoraggi ravvicinati.

In acqua, quando l’ospedale lo consente, la postura si esplora con leggerezza: galleggiamento e calore riducono la percezione del dolore. Accovacciarsi, inginocchiarsi o sdraiarsi lateralmente in vasca permette rapide micro-variazioni.

Con epidurale o monitoraggi: come adattare in sicurezza

L’analgesia epidurale può ridurre la mobilità, ma non annulla il ruolo della posizione. Laterale con cambi frequenti, semiseduta con supporti, ginocchia divaricate e uso del “peanut ball” restano opzioni valide. Evitare il decubito supino prolungato per il rischio di compressione della vena cava; chiedere al team come modificare il letto per aprire il bacino in sicurezza.

Nelle strutture del Sistema sanitario nazionale che adottano protocolli di mobilità in travaglio, anche con monitoraggio cardiotocografico continuo è spesso possibile sedersi, mettersi di lato o mettersi in ginocchio sul letto. Informarsi in gravidanza aiuta a pianificare e riduce l’ansia.

Il ruolo della famiglia: mani, sguardi e tempo condiviso

La postura è anche relazione. In sala travaglio ho visto quanto conti la presenza calma del partner e dei nonni “di retrovia”: qualcuno che porge l’acqua, massaggia le spalle, ricorda di svuotare la vescica, tiene il tempo del respiro. Sono gesti che regolano l’ormone della fiducia e abbassano la percezione del dolore.

  • Massaggi lenti su zona lombare e sacro durante la contrazione, pressioni sulle creste iliache per contro-spinta.
  • Promemoria dolci per cambiare posizione, bere a piccoli sorsi e riposare tra le onde.
  • Ambiente: luci soffuse, poco rumore, parole essenziali. Il corpo lavora meglio quando si sente al sicuro.

La famiglia, se ben coordinata con l’équipe, diventa parte della “posizione”: un braccio che sostiene, un cuscino portato al momento giusto, un respiro guidato quando la stanchezza sale.

Segnali da ascoltare: quando cambiare, quando fermarsi

Non esiste una postura “migliore” per tutti. Esistono segnali che aiutano a scegliere.

  • Se il dolore diventa più acuto su un lato o “a cintura”, provare a carponi o laterale opposto.
  • Se le contrazioni si allungano ma perdono intensità, passare a verticale o oscillare il bacino.
  • Se compare nausea o capogiri, tornare laterale e idratarsi; avvisare l’ostetrica.
  • Se il monitoraggio segnala anomalie, attenersi immediatamente alle indicazioni cliniche.

Ricordiamo i campanelli rossi: sanguinamento abbondante, febbre, liquido amniotico verdastro, cefalea intensa o visione offuscata. In questi casi, la priorità è la valutazione medica, non la postura.

Piano personale e flessibilità: prepararsi prima, scegliere al momento

Un breve piano del parto con posizioni preferite – scritto durante il terzo trimestre – aiuta tutti. Ma la parola chiave resta flessibilità. «La posizione giusta è quella che, in quel minuto, riduce il dolore e favorisce la discesa», ricorda la nostra ostetrica. «La sequenza conta più della singola immagine: alternare, ascoltare, adattare».

Per chi, come me, ha visto una figlia affrontare il travaglio, la lezione è semplice: il corpo sa. Famiglia ed équipe possono offrire cornici – un cuscino, una mano, un incoraggiamento – perché quel sapere naturale trovi la sua strada. E, a ogni cambio di posizione, dare il tempo a respiro e gravità di fare il loro lavoro.

Ettore Govoni

Ettore, dopo essere diventato nonno da poco, ha iniziato a documentare il viaggio della figlia verso la maternità. Appassionato di rapporti intergenerazionali, scrive di come la famiglia possa aiutare nella salute fisica e mentale durante la gravidanza.